
Il Vicario Foraneo in: Il Cristianesimo a Palazzolo A.
Il vicario foraneo. Ringrazio il Vicario Generale dell’epoca(2005) Monsignor Giuseppe Greco e l’Associazione cardinale Carpino per l’invito a partecipare come relatrice a questo convegno (2005) per me motivo d’orgoglio. Questo contributo trae origine dal lavoro di ordinamento e di inventariazione dell’archivio della chiesa Madre Arcipretura san Nicolò vescovo. In archivio è stata analizzata tutta la documentazione relativa all’Attività del Vicari Foranei, dal 1567 fino al 1960 circa, riguardante la cura delle anime, i rapporti con le altre chiese, i processi civili e criminali, l’amministrazione. L’ambito specifico della storia delle istituzioni ecclesiastiche medievali in Italia non ha una lunga tradizione di studi che possono vantare altri Paesi, come la Francia e la Germania. In tale contesto il Concilio Vaticano II è stato occasione per una ripresa di studi storici sulla Chiesa.
Il vicario foraneo
Due elementi hanno caratterizzato positivamente il rinnovamento della ricerca dedicata alla storia della chiesa in Italia negli ultimi decenni: da un alto il superamento della frattura tra cultura storiografica laica e cultura storiografica cattolica, a lungo distinte negli anni precedenti. Dall’altro lato vi è stato il riconoscimento delle dignità delle chiese locali, prima considerate una semplice espressione della chiesa universale, che costituiva pressoché l’unico oggetto possibile di analisi. Faccio mie le parole dello studioso Giorgio Gracco, il quale ha rivelato che le chiese locali sono state “riconosciute e persino esaltate” come “porzione del popolo di Dio” e quindi considerate degne e meritevoli di un approccio storiografico proprio e specifico. L’interesse sulle strutture e le vicende delle chiese locali si è indirizzato verso i cosiddetti “Quadri”: vescovi, chiese, pievi, chiese curate delle città e dei territori. Quindi con approdi verso una nuova Religiosità, in special modo quella vissuta dai fedeli, studiati singolarmente o in gruppo. Si pensi al vasto interesse che riscuotono i temi di studio sulle confraternite. Queste riflessioni sono state arricchite da feconde analisi sul rapporto tra storia istituzionale della chiesa e la società in cui opera. La storica Gabriella Rossetti, infatti, intende “società e istituzioni” non come aspetti della realtà, che abbiano una diversa logica di sviluppo, secondo l’impressione radicata in noi da una certa tradizione storiografica, giuridica e sociale che li ritiene differenti tra loro per metodo e per contenuti, ma come un rapporto organico che fa delle istituzioni stesse il terreno di realizzazione peculiare di una particolare struttura sociale, l’ordito entro cui tesse la trama dei rapporti sociali. Le istituzioni non hanno vita per sé, né sono immobili come la riflessione giuridica tende a rappresentarle, ma vivono delle continue modificazioni che subiscono per la pressione dei gruppi sociali. Tali modificazioni possono essere colte dal ricercatore solo attraverso un’adeguata analisi delle componenti sociali che le hanno prodotte, poiché spesso rimangono identiche le forme, quando già i contenuti sono radicalmente mutati e la funzione originaria è abbandonata per dare luogo a nuovi sviluppi. Questa breve premesse serve per entrare nel tema che mi è stato assegnato. Ed infatti l’istituto del Vicari Foraneo si inserisce a pieno titolo in questo processo di studi di storia locale che il Concilio Vaticano II ha portato a maturazione – si ribadisce – l’opportunità anzi la necessità di dedicare una maggiore attenzione al valore delle istituzioni e della realtà “di base” della chiesa. Il Vicario Foraneo: La Chiesa Madre di Palazzolo Acreide di stile normanna, venne dedicata dal vescovo Bartolomeo Gash nel 1215 a san Nicolò vescovo. In seguito, ma non si conosce la data esatta venne eretta Matrice e vi fu costituita l’importate Corte Vicariale. La chiesa Madre è ricca di Beni costituiti da “Benefici” e da “Legati”. Il più importante dei benefici venne istituito sotto il nome della messa d’alba, il cu procuratore eletto dal clero percepiva i frutti e gli introiti della rendita. Fra i legati, molto importante è quello fondato dal Barone Lucchese “per una maritanda, con una dote di onze 32 da sorteggiarsi il giorno di San Nicolò, tra alcune ragazze povere desiderose di sposarsi”. Altri benefici erano le cosiddette “Doti perpetue”, come quello istituito dal Barone Antonio di Martino che fondo la “Cappella dei Tre RE” con annesso beneficio di Giuspatronato familiare e perpetuo. L’articolo completo si può leggere nella pubblicazione, coordinamento editoriale a cura del Dr. Salvatore Tinè e a cura dell’Associazione Cardinale Francesco Carpino, Il Cristianesimo a Palazzolo Acreide dalle catacombe alle nuove sfide della post-modernità, Convegno di studi storici, Canicattini, tip. Genny, 2011. Il convegno si è svolto al Cinema King nel 2005




