La vita dei nostri avi di Vincenzo Teodoro
Vincenzo Teodoro, fratello di Padre Sebastiano Teodoro, nel lontano 2002 scrisse un articolo riguardo il mio lavoro sull’Archivio Vicariale della Chiesa Madre di Palazzolo Acreide. Lo intitolò La vita dei nostri avi nella storia dell’Archivio Vicariale, di Luisa Santoro. L’articolo venne pubblicato sulla “Rivista della scuola” (a. XXIV, 1/31 dicembre 2002, n.7/8):
«Che cosa sia un Archivio, ce lo spiega con terminologia etimologica Mons. Magnano: dal greco= palazzo del magistrato, ossia Tabularium o sacrarium per i Romani. In altre parole può dirsi luogo di raccolta delle memorie e dei documenti riguardanti la vita sociale e amministrativa di un qualsiasi ente o di uno Stato. Anche il Vaticano ha i suoi archivi Segreti e a me, che ho avuto il privilegio di visitarli nel pomeriggio del 6 marzo 1999, sembrava di trovarmi nei meandri fantastici dell’aldilà, dove vedevo vagare l’ombra del Gregorovius che vi passò 20 anni a spulciare fascicoli e registri per scrivere la sua Storia di Roma nel Medioevo, un colosso.
Ma nel 1870 le condizioni politiche mutarono e gli fu vietato l’accesso come elemento indesiderabile, ed egli annotò nei suoi Diari Romani: “Il 28 marzo mi hanno rifiutato certi manoscritti; ho compreso che la mia ora è suonata; ma posso sorridere anch’io, ora che la mia opera è quasi compiuta”.
La vita dei nostri avi
Per la Chiesa in generale l’Archivio non è una biblioteca o collezione di libri ordinati e catalogati per materia e formato, ma un assortito florilegio di atti capitolari, monastici e notarili, encicliche benefici, diplomi, stato giuridico su costumi, patrimonio e dominio temporale e spirituale dei successori di San Pietro. E con riferimento al microcosmo d’una parrocchia, esso è – come afferma Monsignor Greco, qualcosa di sacro, in quanto origine del cammino di un popolo “carica di problemi e di tensioni ma anche ricca di slanci e di valori “: ‘storia religiosa intimamente connessa con la storia civile, sociale, culturale”.
Lo studio edito da Luisa Santoro
Lo studio edito da Luisa Santoro è come un album di immagini ripulite dalla patina giallastra del tempo, che se da una parte mi fanno riflettere e meditare, dall’altra mi richiamano alla mente quel giorno in cui, negli Archivi Vaticani, l’addetto Viceprefetto don Ugo Monaco, silvestrino di Fbriano e mio caro amico da qualche lustro, mi accompagnò lungo gli interminabili corridoi del grande edificio rinascimentale, pieni di scaffalature metalliche, che disposte su quattro piani, si snodano per un percorso di una settantina di Km. Una cosa mai vista.
La vita dei nostri avi: Ebbene mi venne la pelle d’oca allorché affondai la mano tremante nell’insieme degli scritti secolari redatti su pelle di pecora e pergamene, contenenti lettere, cartigli, dispense e titoli risalenti all’Alto e Basso Medioevo, a tempi e personaggi lontani: il periodo Avignonese, Federico II; Carlo D’Angiò, Bonifacio e Celestino V, fino ai Borgia(scrigno comprensibilmente inesplorabile) e a Papa Pacelli, recente oggetto di impietose polemiche. Visibilmente commosso, elogiai nel pensiero coloro che da sempre hanno valorosamente contribuito a proteggere quei preziosi cimeli, proponendoci attestazioni di civiltà che sarebbero potute rimanere oscure o ignorate.
Pare che il primo vicario di Cristo ad occuparsi della conservazione delle auguste carte sia stato Damaso (367), di cui fu illustre segretario San Girolamo e ai cui successori, poi, toccò il compito di salvarle in epoca carolingia e nelle turbinose procelle legate alle invasioni barbariche. Paolo V infine, ideò la riunificazione dei vari settori nella parte bassa dell’attuale sontuoso Palazzo culminante nella Torre dei venti, già sede fino al 1908 della Specola Vaticana (oggi Castel Gandolfo), che servì a Gregorio XIII per unificare l’omonimo calendario (1582): da qui, ove nel 1655 fu ospitata la regina Cristina di Svezia, si ammira uno dei più suggestivi panorami romani.
La vita dei nostri avi: L’archivio storico-vicariale
Con questa premesso introduco il discorso sul lavoro recentemente pubblicato da Luisa Santoro, L’archivio storico-vicariale Arcipretura San Nicolò vescovo a Palazzolo Acreide”, dove c’è tutto: impegno, buon gusto, attenzione e competenza (dato l’indirizzo” Archivistico e librario” della Laurea da lei conseguita in “Conservazione dei beni Culturali”, ad Udine) e soprattutto passione e amore che servono in questi casi dominati da un senso di nostalgia, a colorare la “muta armonia de giorno” direbbe Foscolo ed a invitarci ad uscire dalla scena odierna per diventare noi stessi spettatori di un passato di cui non avremmo più notizia se non fosse stato mai esplorato.
Ecco uno dei pregi di questo testo che ho letto con grande interesse e ne ho assistito alla preparazione all’aperto sul sagrato di San Paolo, attraverso la proiezione filmica, seduto comodamente da casa mia. Ho ascoltato con diligenza le parole dell’Arciprete Sac. Michele Boccaccio, quelle di Monsignor Pasquale Magnano, stimato studioso e di Monsignor Giuseppe Greco, Vicario Generale della Diocesi.
L’intervento conclusivo
Per ultimo, ho seguito il conclusivo intervento dell’autrice, che scioglie in una purezza descrittiva problemi atavici, facendo emergere con estrema chiarezza un quadro storico del nostro “natio borgo” a partire dal secolo XVI, quando la nostra antica chiesa di san Nicola (consacrata nel 1215 dal vescovo di Siracusa Bartolomeo Gash), per motivi di ampiezza e di ricettività subentrò a quella più striminzita di San Martino al Castello. Altro merito da riconoscere è quello di aver sottolineato con autorevole cognizione la figura del Vicario Foraneo locale visto nel suo potere giurisdizionale e nelle sue funzioni apostoliche: egli, designato dal Vescovo, ne era considerato l’occhio e l’orecchio, vale a dire come “immediato collaboratore esecutivo” che tuttavia era il responsabile diretto della conservazione dei documenti e dei registri che potevano essere visionati dalle autorità ecclesiastiche”.
E quando “i Vicari Foranei cominciarono ad esorbitare dalle attribuzioni loro assegnate”, scrive Luisa Santoro “furono i Sinodi diocesani che decretarono quali fossero le loro competenze”.
L’archivio preziosa fonte storica
L’archivio indispensabile e preziosa fonte storica”, va sempre tenuto in ordine e aggiornato, perché – come disse Paolo VI nel 1964-, “anche il più modesto documenti diventa presenza della Chiesa nel mondo”, “un’orma del corpo mistico nel cammino secolare della Chiesa”. Della quale fa parte il nostro maggior tempio cittadino, l’unico a svolgere allora mansioni parrocchiali, sulla cui storia ha indagato con solerzia la giovane coraggiosa ricercatrice.
La vita dei nostri avi: Per costruire il nostro futuro, occorre leggere e interpretare la cronaca di ieri. E questo è un monito stimolante per i giovani che, volendo guardare avanti, si immergono nel mondo degli antenati per scrutarlo, capirlo, rinnovarlo. Sotto questo aspetto l’opera “Monumentale” di Luisa Santoro, per il suo carattere ampiamente documentario e bibliografico, si allinea nel repertorio delle grandi edizioni locali in quanto mette allo scoperto testimonianze sepolte da secoli ed apre nuovi orizzonti a quanti non intendano recidere i legami con le proprie radici, ma anzi vogliano approfondire lo studio e la conoscenza».



