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La chiesa di santa Lucia di Mendola

La chiesa di santa Lucia di Mendola: l’eremitorio è un luogo in cui la ricerca del silenzio, l’ascolto dell’altro, della voce di Dio che ha parlato in molti modi attraverso la creazione del cosmo, nella rivelazione biblica e in modo definitivo in Gesù Cristo[1], sfocia nella preghiera e nell’adorazione. Dice Padre Magnano: Il silenzio interiore diventa mezzo per ascoltare la parola di Dio che parla all’uomo, lo cerca e lo sollecita all’incontro per elevarlo dalla materia allo spirito[2], preghiera e adorazione sono elementi che fanno comprendere la nascita dei contemplativi, che hanno fatto del silenzio orante lo stile della loro missione storica ed ecclesiale[3].

La chiesa di santa Lucia di Mendola: L’eremita

Eremita quindi è colui che si ritira dalla società e vive in solitudine per ragioni etico religiose, dedicandosi alla contemplazione ed alla preghiera. I romitori si incrementarono  dall’inizio del 17° secolo, in seguito al bisogno di rivitalizzazione del clero regolare all’interno della Chiesa della Controriforma. Il concilio di Trento aveva rifiutato la dottrina di Lutero della giustificazione per sola fede e insisteva sulla cooperazione con la Grazia attraverso le opere buone, il digiuno, la preghiera, la castità, la confessione e la penitenza. Il corpo trasfigurato ed emaciato dell’asceta (segno della corruttibilità della natura) che contrasta con la comprensione e la visione della beatitudine (segno della incorruttibile bellezza dello spirito) prefigura il passaggio dalla morte alla resurrezione[4].

La tradizione eremitica è stata assai persistente in Sicilia e in particolare nel territorio della Diocesi di Siracusa. L’arcivescovo Monsignor Trigona nel 1739 redige una relazione sullo stato della Diocesi siracusana e riguardo agli eremi sembra non dica nulla.

Il regio visitatore De Ciocchis

È il Regio visitatore De Ciocchis che ci tramanda del capitolo “De Eromitoriis” discusso da Monsignor Trigona. Il De Ciocchis stesso non tratta dell’eremitismo, ma accenna agli eremiti, in seguito alla visita dell’Abbazia di santa Lucia di Mendola in territorio di Noto, vicino Palazzolo. Il Regio visitatore dice «recesserunt tandem ab hoc Coenobio Monachi nunc vero Ecclesiae adjacet Eremitorium a tribus Eremitis inhabitatum, e dispone che l’abbate quod Eremitae praedicti honeste vivant, super quo sollicite invigilet eosque in disciplina et servitio Ecclesiae attente contineat;  discolos vero statim eijciat, nec alios unquam eligat, nisi bonum vitae testimonium a propriis Ordinariis habeant. Quod iidem Eremitae revelare quolibet mense Abbati, sive eius Procuratori elemosynas et oblationes eidem Ecclesiae factas, omnino teneantur, ut relicto ipsis quod fuerit necessarium ad substentationem, reliquum fabricae Ecclesiae, et Cultui Divino implicari valeat»[5].

La chiesa di santa Lucia di Mendola vedova e martire si trova nella città di Mendola o Mende, provincia di Siracusa, esistente nel 300 dopo Cristo, nel tempo in cui i Santi Lucia e Geminiano vennero in Sicilia.

Bruno D’Aragona, legittimo discendente degli antichi proprietari del territorio ed autore di un opera sul feudo di Santa Lucia narra[6] che Lucia vedova romana, accusata dal proprio figlio Eufrasio [di essere cristiana] e quindi perseguitata da Diocleziano e da Massimiano in Roma, se ne fuggì insieme a Geminiano – anch’esso nobile romano e da lei convertito alla  fede cristiana- in Sicilia essendosi rifugiata nell’oppidum greco-romana di Mende, riuscì a convertire 75 mendesi alla fede[7].

La chiesa di santa Lucia di Mendola: Dopo i Saraceni

Dopo la distruzione della città dai Saraceni, quando nell’ 878 questi occuparono la Sicilia, Mende divenne un borgo con pochi abitanti. Padre Giacinto Leone descrive il luogo: Questa città della Mendola era situata in quel giro di terreno dove è il pozzo, e il romitorio, prima Monastero dei Benedettini, e ciò si deduce dalle antiche memorie ivi continuate sino al terremoto del 1693, ove si vedevano i sassi quadrati  e i fondamenti delle antiche fabriche.  Nel 1750 un contadino vi trovò una incudine e stromenti da caldararo, e una strada sotterranea, che spinto dalla curiosità, e dalla speranza di qualche guadagno vi entrò e nel fine della strada vi trovò una pietra quadra coll’anello di ferro, che copriva il fosso e alzatela vi trovò l’ossa di un cadavero[8] [di cui non si conobbe l’identità].

La chiesa di santa Lucia di Mendola, dopo la cacciata dei Saraceni, fu ricostruita in altro sito dal conte Ruggiero nel 1100, ma venne perfezionata da Tancredi suo nipote. Questi lo fece consacrare

da Guglielmo vescovo di Siracusa il 6 agosto 1104. Divenne tempio dei Benedettini con una dote del feudo donato da Tancredi in Siracusa nel 1103. La chiesa godette di un beneficio semplice concesso da Stella vedova di Giudice Lorenzo, la quale legò una terza parte del Casaliccio, confinante con Santa Lucia, coll’obbligo di una Messa alla settimana[9].

Tancredi

Tancredi insieme al feudo donò il Borgo della Mendola. Ė importante notare ciò che ci tramanda Vito Amico, e cioè che Sisto IV il 1 gennaio 1477 concesse ai canonici di san Giovanni in Laterano questo monastero di Santa Lucia cum omnibus bonis et Ecclesiae annexis, et ius eligendi Abbates[10].

[1] Bibbia, Efesini I, 1.

[2] Pasquale Magnano, L’eremitismo irregolare nella diocesi di Siracusa. Documenti inediti del sec. XVIII, Siracusa, Grafica express, 1983, p.12.

[3] Cfr. Pasquale Magnano, L’eremitismo irregolare … cit. p. 12.

[4] Cfr. Fiorella Proietti, L’esaltazione della vita eremitica nel XVII secolo e i Romitori di Bassano Romano, in: http://www.rondinet.it/editoriali.

[5] De Ciocchis Joannes Angelus, Sacrae regiae visitationis per Siciliam a Joanne-Ang. De Ciocchis Caroli 3. regis jussu acta decretaque omnia. Vallis Neti, III, Panormi : Ex typographia Diarii literarii, 1836, p. 396.

[6] Vincenzo Teodoro, Santa Lucia di Noto, oasi di silenzio ed asilo di pace, in: «Il Corriere degli Iblei», n. 5(2005), p. 3.

[7] Bruno D’Aragona, Santa Lucia di Noto gloria bimilienaria della Sicilia Sacra e Monarchica, Siracusa, Centro Alti studi Storici, 1987, p. 139.

[8]Giacinto Leone (frà), La Selva. Opera storica di Fra Giacinto Leone (cappuccino), Siracusa, Provincia

Regionale di Siracusa, 2003, p. 377.

[9] Giacinto Farina, Selva. Notizie storico-tradizionali di Palazzolo Acreide, 1869, ms [convento cappuccini di Siracusa ], f. 389 v.

[10] Cfr. Giacinto Leone(frà), La Selva  … cit. p. 379.

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