
Formare i ragazzi: tra didattica e stage
Formare i ragazzi: da alcuni anni, ritornata a Palazzolo, assisto con molto piacere alle varie conferenze che alcune associazioni palazzolesi organizzano. Purtroppo mi sono resa conto che, anche quando vi siano nomi illustri fra i relatori, la partecipazione si è ridotta molto rispetto al passato. Unica eccezione, per me inaspettata, è stata la conferenza sui “fratelli Rovella” che ha visto la partecipazione numerosa dei palazzolesi che hanno apprezzato l’argomento e hanno risposto all’evento in maniera eccellente. Mancano sempre i ragazzi delle superiori, che potrebbero cogliere l’occasione per una corretta e completa formazione.
L’adulto che deve educare e formare
Ma ciò che mi suscita meraviglia riguarda il fatto che i docenti del “Liceo Classico” palazzolese non partecipano mai o quasi mai a questi incontri culturali, tranne qualche eccezione. Se l’attività di insegnante è quella di educare e di promuovere lo sviluppo delle facoltà culturali, spirituali e morali degli alunni a 360 gradi, secondo la mia modesta opinione anzitutto bisognerebbe iniziare da se stessi. L’adulto che intende educare, ci dice la Montessori, necessita innanzitutto di un lungo e profondo lavoro su di sé. Spero che questo sia stato già attuato tra i nostri insegnanti. La conseguenza di questa mancata partecipazione da parte dei docenti è il disinteresse da parte degli alunni per ogni aspetto della cultura. Sappiamo benissimo che la didattica è importante, ma è altrettanto importante far completare la formazione degli allievi, con altre attività extrascolastiche.
Formare: una buona didattica
Italo Fiorin, in un suo articolo intitolato Il cuore della didattica: che cosa significa oggi educare? pubblicato in Tuttoscuola.com del 10 settembre 2021, scrive: Una buona didattica guarda oltre il recinto dell’aula scolastica, allestisce dispositivi che puntano alla formazione integrale della persona, che la aiutano a costruire, in modo non velleitario ma attrezzato, il proprio progetto di vita. Il compito dell’insegnare ad apprendere, che oggi giustamente appare centrale nell’azione dell’insegnante, non si riduce al campo delle discipline di studio, ma sollecita l’adozione di un orizzonte più ampio, quello dell’educazione all’autonomia, allo sviluppo di un pensiero critico e creativo in grado di fronteggiare l’incertezza, la precarietà, la complessità dei nostri giorni, senza farsi schiacciare dalle difficoltà, capace di costruire le nuove risposte necessarie.

Formare: le nozioni da sole non bastano
Perché la didattica sia efficace, come scrive Patrizia Tozzi, è importante capire che l’apprendimento scolastico non si realizza soltanto con l’accumulo di nozioni. È allora opportuno organizzare lo svolgimento di compiti autentici o di unità di apprendimento che prevedano attività laboratoriale, ricerca, confronto, comunicazione, partecipazioni a conferenze, mostre, convegni, visite in archivi e biblioteche. Qualcuno ha messo in evidenza che le chiese palazzolesi si trovano chiuse al pubblico, specialmente nel periodo estivo di maggior turismo. Sarebbe bello affidare agli alunni lo svolgimento di tirocini o di stage per tenere aperte le chiese al pubblico. I ragazzi potrebbero essere delle guide per i forestieri che entrano presso le nostre meravigliose chiese, invece di stare davanti al cellulare 24 h su 24 h o ritirarsi alle 3 del mattino tutte le sere e poi dormire tutto il giorno successivo.

Il ruolo dei genitori
Ovviamente non tutto è demandato ai docenti e alla scuola. I genitori hanno le loro colpe. Infatti ci troviamo di fronte ad una vera e propria crisi culturale. Esiste una rottura che si esprime con il rifiuto di trasmettere alle generazioni successive i saperi, i valori, la memoria storica. Ci troviamo in emergenza educativa, dice la dott.ssa Tania Torresi, e in una società liquida come quella che oggi stiamo vivendo, se anche i genitori non trasmettono obiettivi, valori, cultura (visitando mostre, partecipando a conferenze, a concerti di musica classica ed altro), il risultato è quello che vediamo tra i giovani. I ragazzi non leggono, non sono interessati a nulla tranne che stare al cellulare tutto il giorno, ritirarsi alle quattro del mattino. Per concludere spero che a Palazzolo vi sia una collaborazione tra scuola e famiglia affinché i ragazzi possano maturare e costruire in maniera positiva la loro identità personale.


