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Thomas Becket Munder

I codici miniati del Duomo di Spilimbergo

I codici miniati del Duomo di Spilimbergo sono delle vere e proprie opere d’arte. La “miniatura” è un argomento poco divulgato e trattato unicamente nelle sedi opportune e settoriali. Eppure le miniature furono delle vere e proprie opere d’arte, quando si trascrivevano i codici  nei famosi Scriptorium o centri scrittori. Questi luoghi creati soprattutto nei monasteri, erano dei veri e propri centri culturali, sia perché veniva salvaguardata e divulgata la cultura greca e  latina, sia perché costituirono dei centri di pensiero e di sviluppo culturale.

Lo scriptorium si trovava attiguo alla biblioteca. Di solito doveva essere pieno di luce naturale, vi accedevano soltanto i copisti, il bibliotecario e i superiori. Le abbazie benedettine e quelle sorte in età carolingia furono le maggiori protagoniste della numerosa formazione libraria ed ebbero il merito di formare importanti raccolte librarie e la nascita di biblioteche importanti.

Mi preme qui nominare Cassiodoro, ricordato come un uomo di cultura, perché fondò in Calabria il monastero “Vivarium”, dove istituì un centro di studi sulla Bibbia e una Biblioteca. Grazie a lui venne iniziato un lungo lavoro di trascrizione e di traduzione di testi latini e greci con lo scopo di salvarli e di tramandarli. Cassiodoro incaricò alcuni grecisti per la traduzione di opere greche a contenuto storico e teologico, tra cui Epifanio Scolastico.

I codici miniati: Il Vivarium

L’unione dello studium ad una biblioteca fu una novità assoluta nel Medioevo italiano. L’attività della biblioteca del Vivarium ebbe una grande influenza nell’Europa alto-medievale.  L’attività dello scriptorium, grazie a Cassiodoro divenne più scientifico e più rigoroso nella riproduzione dei documenti e dei testi.

La decorazione dei libri corali che sono conservati nell’archivio parrocchiale di Spilimbergo “notati in forma magna” e “scripti calamo” si inseriscono  sulla scia dei numerosi scriptorium medievali. I codici di cui parlerò sono stati decorati da un pittore udinese chiamato Giovanni de Cramariis, scoperto dopo ricerche d’archivio effettuate da Paolo Goi e Lorenzo Tesolin. Prima di trattare dei codici desidero dare qualche notizia del Duomo di Spilimbergo, dove furono trascritti e decorati i codici miniati.

Il Duomo di Spilimbergo

Il Duomo di Spilimbergo ha origini antichissime e fu voluto dal signore del luogo, Walterpertoldo, nel 1284.  Figlio del nobile Ottobregonia, Walter nacque a Spilimbergo nella prima metà del Duecento e nel 1244 Walterpertoldo assunse la guida del proprio casato, insieme al fratello Brigonussio. Fu un fedele alleato del patriarca Gregorio di Montelongo e ne sostenne militarmente l’azione di governo. L’edificazione del Duomo, la nuova chiesa dedicata alla Vergine Assunta, venne autorizzata dal vescovo di Concordia Fulcherio.

Le sue dimensioni e la sua ubicazione vicino al castello rappresentano la più eloquente testimonianza dell’antica potenza del casato, tra i maggiori esponenti del Friuli. Infatti i membri di questo casato usufruivano del privilegio di “Coppieri patriarcali”. Importante è anche l’istituzione, nel Duomo, di una cappella musicale proprio per il prestigio politico ed economico della famiglia. Dagli antichi inventari si apprende che venne costituito un imponente Corpus Liturgico-Musicale.

Roman Virgil Folio 101r
Roman Virgil Folio 101r Miniatura del Cavallo di Troia, tratto dal Vergilius romanus,wikimedia.org/wikipedia/commons/1/10/RomanVirgilFolio101r.jpg

I codici miniati

Tra i codici miniati oggi posseduti dal Duomo di Spilimbergo vi sono gli esemplari miniati dal 1494 al 1507 dall’artista e pittore Giovanni de Cramariis. Giovanni figlio di un modesto artigiano è discepolo del pittore  Pellegrino, ma è il miniatore Girolamo da Cremona che lo influenza e da cui trae gran parte del repertorio decorativo.  Dagli archivi parrocchiali sappiamo dei pagamenti al de Cramariis per le decorazione dei libri corali del Duomo. Caterina Furlan dice che nel graduale Proprium de tempore dalla domenica di Pasqua alla XXIV domenica di Pentecoste risulta miniato “cum litteris aureis et cum picturis in marginibus”.

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Realizzazione di un codice miniato

Per realizzare un codice era necessario preparare il foglio di pergamena. Il foglio era preparato da pelli animali, quali capra, vitello, pecora. Dalla pelle venivano  opportunamente tolti i peli e poi la pelle stessa veniva fatta asciugare sotto tensione. Durante questa fase era possibile togliere eventuali carnicci residui dal lato carne, grazie ad un coltello a forma di mezzaluna. In seguito la pelle poteva essere raffinata o grazie alla pietra pomice o colorando la membrana con sostanze coloranti. Esistevano diverse qualità di pergamena, che poteva essere più o meno spessa, ruvida e chiara. Il foglio così era pronto per ricevere la scrittura. Lo scriba per scrivere utilizzava la piuma d’oca intinta nell’inchiostro di calamaio.

I codici miniati: I colori

L’uso dei colori è importante per le miniature e il colore oro era uno dei più importanti. L’uso dei colori era importante per le immagini nelle pagine dei codici manoscritti. Se gli autori religiosi si consideravano come delegati a instillare una parte della grande gloria di Dio nel loro lavoro, molte illustrazioni potevano essere collegate, come apprendiamo dall’Enciclopedia Britannica, «alla storia dei testi che stavano illustrando e alle esigenze e ai gusti dei lettori ai quali erano destinati quei manoscritti». Molti scribi infine lodavano Dio utilizzando, nei codici religiosi, il colore oro.  Si potrebbe parlare tantissimo dei codici miniati e spero che i docenti facciano appassionare gli alunni introducendoli allo studio sia della scrittura dei codici che delle loro illustrazioni.

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