
Tesi di dottorato: La curia arcivescovile di Siracusa
Estratto dalla tesi di dottorato conseguita presso l’Università degli studi di Udine, con tutor professore Roberto Navarrini, docente di Archivistica. Introduzione. Lo scopo della presente ricerca è quello di verificare, attraverso lo studio della produzione documentaria degli archivi, se è riscontrabile, nella realtà siracusana, la stretta osservanza delle leggi conciliari e delle norme sinodali siracusane. È certo che per rendere effettiva osservanza i vescovi di Siracusa, succedutisi nel corso dei secoli, hanno dovuto oltremodo vigilare e guidare i responsabili degli archivi. Le leggi archivistiche ecclesiastiche conciliari, analizzate nel corso del presente studio, sono state messe in relazione ai sinodi diocesani siracusani per conoscere anche attraverso la documentazione prodotta nel tempo, quale è stata l’applicazione concreta presso le varie realtà locali della diocesi.
Tesi di dottorato: La frammentarietà e la disorganicità delle notizie esistenti sulla diocesi siracusana hanno certamente reso difficoltosa un’elaborazione esauriente sulla dottrina archivistica locale. Tuttavia, la storia della vita ecclesiale siracusana ci rivela che questa antichissima sede cristiana “si è presentata nel corso dei secoli quale ponte tra Oriente e Occidente”. I suoi pastori hanno avuto parte attiva nei grandi Concilii e il raccordo con la Sede Apostolica non è mai venuto meno, nonostante Siracusa, sia stata sottoposta per un certo periodo al Patriarca di Costantinopoli, la sua unione con Roma è stata sempre salda.
La ricerca circostritta ad alcune serie
Data l’ampiezza dell’argomento e considerata la difficoltà per il reperimento dei documenti, molti dei quali non ancora inventariati, la ricerca è stata circoscritta ad alcune serie più facilmente consultabili. Più semplice è risultata la consultazione dei volumi della Biblioteca Alagoniana perché ben ordinati e, quindi facilmente fruibili. Nel primo capitolo ho cercato pertanto, la storia della diocesi di Siracusa e quello della Curia, attraverso testi e documenti che attestano l’inizio della loro istituzione.
Nel secondo capitolo ho trattato dell’archivio storico della Curia arcivescovile di Siracusa, cercando di rintracciare documenti che attestino l’applicazione delle leggi ecclesiastiche generali e particolari in relazione ad alcune serie. I fondi utilizzati riguardano le visite pastorali, gli editti, le lettere, le suppliche, le fondazioni di monasteri, i patrimoni. Alcune norme sono state tratte dagli Annali e dalle Miscellanee di Giuseppe Capodieci, i cui manoscritti sono conservati presso la Biblioteca Alagoniana. Da quanto detto si deduce che la ricerca è iniziata dalla traduzione per lo studio delle leggi generali.
La tesi di dottorato
Il primo documento analizzato risale al 1566; si tratta del Breve Inter Omnes, emanato da Papa Pio V, ripreso dal Sinodo provinciale del 1565 di San Carlo Borromeo, attraverso il quale si vollero ristabilire le regole del clero secolare di tutta la provincia milanese, e specialmente la dignità, il decoro, il rispetto, gli onori ecclesiastici riguardo la celebrazione delle messe, le sepolture, i funerali, le processioni, le discussioni sulla parola di Dio, l’onestà della vita, la frugalità, la correttezza e la moderazione dei costumi. Il Breve disponeva l’istituzione di archivi per la conservazione di documenti riguardanti le leggi, i beni ecclesiastici, l’amministrazione dei frutti e dei proventi derivanti dai possedimenti ed, inoltre entrava nel secolare problema della residenza del clero.
La normativa papale
Occorre tener presente che la normativa papale e quella diocesana siracusana si intrecciano con le consuetudini e le leggi giuridiche vigenti in Sicilia, come apprendiamo dalla raccolta di Luca Barberi del Liber Monarchiae, scritto intorno al 1513 sulla Legazia Apostolica, alla quale viene allegata la bolla Quia Propter prudentiam tuam di Papa Urbano II. Sembra opportuno, pertanto, se pur brevemente, alla situazione del passato per comprendere come i rapporti tra la Chiesa e i Monarchi abbiano influenzato e determinato le condizioni economiche e sociali del popolo siciliano.
La tesi di dottorato
Nella Tesi di dottorato: La Sicilia è stata, per secoli, sede di diverse dominazioni e perciò la Chiesa ha dovuto neces-sariamente stabilire rapporti con i sovrani, che a loro volta non potevano non tener conto della potenza della Chiesa e cercare di cautelarsi per evitare di essere danneggiati, acquistando privilegi e venendo spesso a compromessi, Relazioni importanti vi furono tra il papa Urbano II e il conte Ruggero, tanto che questi fu dichiarato e costituito ministro di disciplina e di giurisdizione ecclesiastica. Goffredo Malaterra, uno dei maggiori storiografi dell’XI secolo, testimonia e narra sulla ricostruzione politica, sociale ed ecclesiastica dei primi cinquant’anni della Sicilia normanna.
Storia ecclesiastica siracusana dal I secolo.
L’origine apostolica della chiesa siracusana è stata sostenuta da vari studiosi siciliani. Il Pirri, scrive che il cristianesimo è stato quivi introdotto da san Pietro, il quale invia Marziano e Pancrazio, in qualità di vescovi, rispettivamente a Siracusa e a Taormina. Il Pirri afferma che Ecclesiam Syracusanam Primam Divi Petri filiam et secundam post Antiochenam Christo dicatam appellat. Invero nel 1906 l’Arcivescovo Bignami, nella prima lettera pastorale al popolo dell’Arcidiocesi di Siracusa, dice che “Papa Leone V chiamò la nostra Siracusa, figlia primogenita di san Pietro e la seconda Chiesa dedicata a Cristo dopo quella di Antiochia”.
Nella stessa lettera si legge: «prima ancora, dunque, che fosse fondata la chiesa di Roma, la nostra chiesa c’era già, una delle sentinelle avanzate del cristianesimo, proprio per la sua posizione agli avamposti del mediterraneo, la via che Pietro e Paolo avrebbero percorso marciando verso il Campidoglio. Pietro e Paolo adunque: Pietro ci mandò san Marziano, Paolo venne Lui stesso».
Il Garana osservava
Anche Garana ne I vescovi di Siracusa con vigore osservava: «la nostra del nostro primo cristianesimo, riguarda una vita secolare che trae origine dal seme lasciato dall’Apostolo delle genti, nella sua fermata a Siracusa fra la sinagoga ebraica e fra i nuclei levantini sparsi principalmente sulla costa orientale della Sicilia, presso i quali più manifesti appaiono gli indizi di quella insoddisfazione del paganesimo tradizionale, che doveva preparare nel grembo dell’Impero, campo idoneo delle affermazioni della nuova fede».
Tali affermazioni sono plausibili alla luce del fatto che Siracusa, essendo una tappa nell’itinerario tra Malta e Pozzuoli, costituì un punto di sosta necessaria della nave alessandrina. La nave che condusse Paolo a Roma sostò tre giorni a Siracusa, stazione importante di commercio, porto cosmopolita, che si trovava nelle migliori condizioni per ricevere il cristianesimo e i “numerosi sobborghi della città e le abitazioni intorno al porto mostrarono terreno propizio per lo sviluppo del Cristianesimo e a formare un forte nucleo di Cristiani.


