
LA CHIESA DI SANTA MARIA DEL SOCCORSO
Ricerche storiche, dunque, soprattutto riguardo alla storia della chiesa e che derivano dalla mia passione innanzitutto per l’archivistica ecclesiastica, quindi passione per la conservazione di documenti e di archivi riguardanti la Chiesa e in particolare la chiesa locale.
Storia locale
Voglio mettere in risalto che la storia e soprattutto la storia locale si fa sui documenti che sono in questo caso Memoria della Chiesa e senso della Tradizione. Ci rivelano, momento per momento, la vita della comunità ecclesiale nel suo continuo sviluppo, nella sua capillare organizzazione e nella molteplice attività svolta dai suoi membri. Quindi il mio lavoro si avvale della lettura dei documenti dell’Archivio della chiesa madre e della lettura di testi riguardanti l’argomento trattato nelle sue linee generali.
La mia discussione, quindi, tratta da una busta dell’Archivio vicariale intitolata Scritture della Chiesa del Soccorso contenente i documenti riguardanti soltanto la Chiesa del Soccorso, è articolata su tre punti: il primo di carattere generale, il secondo riguarda l’iconografia sulla madonna del soccorso, infine il terzo riguarda la storia della chiesa della Madonna del soccorso della nostra comunità.
Desidero puntualizzare che una comunità che dimentica il proprio passato difficilmente riesce a configurare la sua funzione tra gli uomini di un determinato contesto sociale culturale e religioso, per questo ho unito il mio amore per la conservazione della nostra storia riordinando la documentazione più importante che Palazzolo possiede e cioè l’archivio vicariale della chiesa madre, al desiderio di portare alla luce parte della nostra storia, nel mio piccolo, leggendo la documentazione contenuta in archivio e cercando di fare storia anzi storia locale.
Trattando il primo punto, quello di carattere generale, inizio col dire che
Palazzolo, lo sappiamo tutti, si è modellata e si è sviluppata attorno a due quartieri, cioè intorno alla chiesa di san Paolo e intorno alla chiesa di san Sebastiano ed è stato il terremoto del 1693 a determinare una nuova definizione urbanistica, a fissare i luoghi più significativi dell’architettura ecclesiastica, “cardini di piazze e di assi vari, in cui tra il Settecento e il novecento mediante una continua trasformazione e ricostruzione di architetture private dell’aristocrazia, della borghesia e dei ceti popolari si è venuta a formare l’immagine della città con caratteri complessivi tardobarocchi”.
Percorsi medievali palazzolesi
Dice Paolo Nifosi che Palazzolo si è modellata su percorsi medievali, con facciate di chiese a far da fondali del teatro religioso, essenziale alla vita della comunità. Ricostruita sulle stesso sito però Palazzolo si riorganizza e rifunzionalizza il proprio tessuto urbano attorno alle chiese principali, San Paolo e san Sebastiano, trasformate dopo il terremoto. In mezzo si espandono i quartieri e contrade di chiara configurazione popolare come quella dove è ubicata la chiesa del Soccorso oggetto della presente discussione. Da una ricerca effettuata su alcuni atti notarili, datati 1531-1693 apprendiamo che la chiesa del Soccorso apparteneva al quartiere di San Sebastiano e comprendeva: Batia, Curso, San Michele, Santa Maria del Soccorso, Scalilli, Lenza, Santa Maria Maddalena, Sant’Antonino, Bando, Santissima Trinità, Sant’Antonio, Costa. Ma come dirò in seguito la chiesa del soccorso era amministrata dalla chiesa Madre.
Le chiese individuate nel 1700 sono 14. Ma dire con certezza quante chiese esistevano a Palazzolo prima di questa data e cioè dal 1200 è molto difficile. Si sa che nel 1169 Palazzolo doveva possedere numerose chiese, infatti Padre Giacinto Leone nella sua Selva afferma che a Palazzolo si moltiplicarono le chiese. Il privilegio di Papa Alessandro III del 1168, concesso al vescovo di Siracusa, riguardante Palazzolo dice: “le chiese di Palazzolo con le loro pertinenze”, il che fa pensare che ne esistevano parecchie, ma mancano le scritture che testimoniano il numero esatto. Prima del terremoto del 1693, comunque, le chiese esistenti erano 32, fra le quali la Chiesa di Santa Maria del Soccorso, come ci tramanda il già citato Padre Giacinto Leone.
Le ricerche effettuate sulle scritture appartenenti alla Chiesa del Soccorso, conservate presso l’archivio vicariale della chiesa Madre, non hanno dato risultati riguardo l’anno di edificazione della stessa. Si ha notizia che per quanto riguarda la devozione alla Madonna Santissima del Soccorso, essa nacque quando, nel 1306, a Palermo, un agostiniano padre Nicola La Bruna, cominciò a soffrire di atroci dolori. Mentre pregava Dio offrendogli la sua vita, gli apparve la Madonna che lo guarì. In quella occasione la Madonna gli manifestò il desiderio di essere invocata dal popolo con il nome di Santa Maria del Soccorso. Così i padri Agostiniani in ogni luogo in cui si recavano per costruire i loro conventi introducevano il culto della Madonna del Soccorso. Ma di ciò parlerò in seguito.
La Chiesa: Maria Santissima del Soccorso
Prima di entrare nel vivo della discussione mi sembra interessante tratteggiare la figura di Maria secondo sant’Agostino, perché è proprio dalla devozione a Maria presso gli agostiniani che nasce la devozione come ho già detto a Santa Maria del soccorso.
La figura di Maria è descritta in modo efficace dal teologo Agostino Trapè che dice:
<< Maria è l’esemplare perfetto della Redenzione operata da Cristo. Cristo ci ha redento liberandoci dalle tristi conseguenze del male: dal peccato, dal dominio delle passioni, dalla morte. Questa è la libertà cristiana, che il Signore realizza in noi secondo un piano misterioso della sua provvidenza: dal peccato nel battesimo, dal dominio delle passioni disordinate mediante la continua elargizione della grazia, dalla morte quando questa nemica sarà sconfitta definitivamente alla fine dei tempi. Anche Maria è stata liberata da questi mali, ma in maniera più alta, più sublime. Maria è stata liberata dal peccato perché la grazia ha impedito che lo contraesse. Maria è stata liberata dalle passioni disordinate perché è la vergine perpetua; e finalmente, in maniera più radicale, è stata liberata dalla morte.
Nel Cielo Maria è a fianco di suo Figlio in anima e corpo, esemplare della redenzione. Quello che la Chiesa aspetta, lei lo ha già avuto, cioè la pienezza della grazia, la vittoria sulle passioni, la vittoria sulla morte, sulla corruzione del sepolcro.
Come membro eminente, modello e madre della Chiesa, Maria è fonte della nostra speranza e della nostra gioia. Noi speriamo ciò che Maria è, e lo raggiungiamo con la mediazione del suo amore materno. Maria è madre, cioè bontà, amore, misericordia.
La chiesa di S. Maria del Soccorso
Ma possiamo raccogliere alcune idee di S. Agostino -ad esempio il tema della lode, quello dell’esultanza in Dio salvatore, quello dell’umiltà-, e commentare in pochissime parole, con esse il cantico di Maria. Dice Sant’Agostino se noi ci abitueremo a cantare insieme a Maria il Magnificat ogni giorno della nostra vita, la gioia sarà il nostro retaggio quotidiano anche in mezzo a difficoltà e dolori, come lo fu per Maria nella sua vita terrena. Agostino nei confronti di Maria manifesta un’attonita contemplazione per il miracolo compiuto in Lei da Dio>>.
Senza dubbio la devozione alla Beata Vergine Maria appare nel corso dei secoli come una delle note caratteristiche della tradizione dell’Ordine agostiniano. Pensiamo con gioia ai nostri grandi teologi i quali, dietro l’esempio del S. Agostino, hanno illustrato con i loro scritti le meraviglie che Dio ha compiuto nella sua umile serva. Si sa infatti che Sant’ Agostino parlò diffusamente, tenendo in considerazione i tempi in cui visse, della Beata Vergine. Della Vergine Sant’Agostino ne difese con grande pietà l’immunità dal peccato, ne esaltò la perpetua verginità e la maternità spirituale verso tutti i fedeli, e ne propose i privilegi e la vita come esemplare e modello della Chiesa.
Con questa premessa riguardante Maria in Sant’Agostino ho cercato di farvi entrare idealmente nel pensiero degli agostiniani.
Il libro è stato premiato alla sezione saggistica del concorso : 1° premio sezione inediti.
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