Gli ospedali e le associazioni caritative in Sicilia: A Palazzolo Acreide venne istituito un Ospedale detto Monte di Pietà, sorto presso la Chiesa di Santa Caterina vergine e martire. Questa chiesa era già esistente nel 1550, ma si ignora l’epoca della sua edificazione. Padre Giacinto Leone ci tramanda che vi fu annesso l’Ospidale o Monte di Pietà seu Charitatis, il quale sorse nel momento in cui “una disposizione sinodale del 1553 obbligava tutti i comuni della diocesi ad istituire una “Societas Charitatis” per soccorrere i poveri ed alimentare i fanciulli esposti”, con il compito dell’assistenza sia di fatto che giuridica. L’istituzione ebbe carattere laico, anche se fu posta alle dipendenza del clero. In Sicilia gli ospizi per trovatelli venivano annessi all’ospedale o Monte di Pietà ed intitolati a “Santa Caterina” patrona dei trovatelli. Essa è raffigurata accanto alla ruota e denominata santa Caterina della ruota, in un famoso dipinto di Raffaello. È d’uso comune pensare al “Monte di Pietà”, come un ente che eroga il prestito con strutture civili progredite e adeguato per supplire alla carenza delle banche di credito ordinario. In Sicilia, purtroppo, non esisteva una società in grado di dare una spinta per l’introduzione di “criteri operativi avanzati”, come il prestito, per cui il Monte di Pietà veniva a coincidere con i fini e con le attività delle confraternite, che si erano istituite “allo scopo di esercitare alcune opere assistenziali e filantropiche”, come l’erogazione di elemosine a favore dei bisognosi, il mantenimento degli ospedali e la “pratica di funzioni di elevazioni spirituali”.
In Sicilia, il termine era utilizzato impropriamente, in conseguenza del processo istituzionale, che nella regione veniva delineandosi nel “medio cinquecento” ed era conforme alla “formazione di un peculio gestito per l’attuazione di opere caritative”. Quindi l’ente non poteva essere assimilato all’istituto simile, creato negli altri stati della penisola (cui “ben a ragione la più recente esegesi storica, superando le incertezze interpretative che la troppo rigorosa classificazione effettuata dal Concilio di Trento in opere pie aveva provocato) ha riconosciuto carattere eminentemente bancario), ma si limitava “ad erogare elemosine, e a distribuire alimenti, medicine e indumenti, alla tutela e all’educazione delle vergini e degli orfani e il loro avviamento al lavoro, all’amministrazione e all’impiego dei legati testamentari secondo i fini istitutivi e infine al mantenimento dell’ospedale”.
Gli ospedali e le associazioni caritative in Sicilia: Erano questi i compiti dei Monti di Pietà di Palermo, di Siracusa, di Agrigento e di Palazzolo Acreide. Per aiutare l’ospedale in questa missione di soccorso Don Matteo Lucchisi, barone di Palazzolo, in seguito al testamento rogato dal notaio Antonio Carasi di Palermo il 28 aprile 1572 “legò” onze 20 all’anno all’Ospedale o Monte di Pietà per comprare il frumento in agosto per poi distribuirlo ai poveri dal mese di dicembre e per tutto il mese di febbraio. Vennero inoltre fondate all’interno della chiesa le due congregazioni delle “Anime Sante del Purgatorio” e di “Gesù e Maria”. Quest’ultima chiamata “Secreta”, si trasferì nella chiesa di San Michele dopo il terremoto del 1693 e in quel luogo si stabilì, come ci tramanda padre Giacinto leone, “in perpetuo per commodo dei congregati”.
La Congregazione delle Anime del Purgatorio venne fondata con privilegio del 1611 e nacque sotto forma di Oratorio annesso alla chiesa Madre. Sebbene eretta inizialmente per scopi di culto, in seguito prestò assistenza agli infermi dell’Ospedale, costituito nel 1600. I congregati, che avevano provveduto prima alla costruzione e in seguito alle spese di culto della chiesa, si adoperarono anche alla gestione dell’amministrazione e al servizio dell’ospe-dale. “I confrati, infatti, questuando per la città raccoglievano le elemosine che erogavano in celebrazione di messe e in mantenimento dell’ospedale”. E poiché l’Ospedale era unito fisicamente alla chiesa, ai congregati veniva imposto che i frutti raccolti fossero davvero destinati per quella “ospitalità da praticare, secondo il concilio di Vienne” e secondo quanto ricordava il Santo Sinodo (il concilio di Trento): coloro che amano l’ospitalità “ricevevano Cristo nei loro ospiti”.
Contributo integrale pubblicato in Studi Acrensi, volume III (1996-2004).