
Catalano Matteo e il culto di Santa Maria dell’Odigitria
Catalano Matteo. Papa Paolo VI, nel 1970, in un’omelia a Cagliari disse: «se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani» e, in un articolo pubblicato in Credere del 5 maggio 2013, Padre Livio Fanzaga scrive che è necessario percorrere tanta strada affinché quell’affermazione diventi chiara per tutti.
Maria non è l’oggetto bensì la regola della fede, ma è anche mediatrice; infatti come Gesù Cristo è mediatore fra noi e il Padre, dice papa Giovanni Paolo II, contemporaneamente c’è una mediazione materna fra noi e Gesù Cristo, attuata da Maria.
Santissima Maria
Maria è anche “Guida nella via”, è Colei che mostra la via e quale madre di Gesù non ci può mostrare altra via che la stesso figlio che è Via, Verità e Vita.
È con l’appellativo di Odigitria che la Madonna viene indicata come guida nel cammino ed è colei che ci mostra in Gesù la Via sicura che è quella della luce, poiché seguendo Lui non si cammina nelle tenebre. Infine, Maria ci indica in Gesù la Via vera, quella della verità che rende l’uomo libero.
Nel cammino verso Cristo, la Madonna dell’Itria, secondo il gesuita Girolamo Morreale, è coraggio nelle delusioni, forza nella stanchezza, luce nell’oscurità, consiglio alla fedeltà, ma anche guida dei viandanti, custode delle strade, dei sentieri e dei pellegrini.
Catalano Matteo: Il culto dell’Odigitria
Il culto dell’Odigitria nasce in Oriente, a Costantinopoli, per opera di Pulcheria dal 330 circa. La devozione venne portata in Sicilia dai soldati siciliani dell’esercito imperiale, i quali avevano partecipato ad una battaglia contro i Turchi a Costantinopoli propagandosi in tutta l’isola e a Palazzolo Acreide la Madonna dell’Odigitria divenne la patrona, tanto che i palazzolesi spesso ricorsero al patrocinio dell’Odigitria nei loro bisogni. A Palazzolo il culto devoto verso la Madonna Odigitria fu introdotto dal sacerdote Matteo Catalano.
Questi è descritto dal Piazza come un gentil’uomo siciliano, persona di molto credito e molto inclinato alla devozione di donare molte delle sue facoltà per erigere una confraternita della Nazione Siciliana sotto titolo di Santa Maria di Costantinopoli,a Roma cui fu dedicata la chiesa l’anno 1595 alli 15 agosto per servizio della quale, mantiene diversi cappellani provveduta di tutto la suppellettile necessaria a divino servizio con molta decenza e splendore.
Matteo Catalano apparteneva ad una famiglia benestante palazzolese, sacerdote e dottore in iure utroque. Va a Roma forse richiamato da parenti facoltosi e già residenti a Roma, i quali erano intenzionati a promuovere la carriera del Catalano perché possedeva una notevole preparazione umanistica oltre che spiccate doti intellettuali e letterarie.
Catalano Matteo a Roma
Nella capitale Matteo, essendo stato introdotto in un difficile ambiente di grandi ed esigenti personaggi ecclesiastici, ma anche pii e santi, frequenta un circolo di preti che un sacerdote, Antonio Lo Duca, aveva raccolto. Nell’oratorio di san Gerolamo, il prete palazzolese incontra l’apostolo di Roma, san Filippo Neri. Antonio Lo Duca diviene amico assai importante del Catalano, poiché era anch’egli sacerdote siciliano, nativo di Cefalù. Il sacerdote Lo Duca fu promotore della chiesa di santa Maria degli Angeli costruita presso le terme di Diocleziano. In questa chiesa Lo Duca andava con gli orfanelli di Santa Maria in Aquiro, a lui affidati da S. Ignazio di Loyola che lo aveva nominato Rettore di quell’istituto. Nel 1541 il Lo Duca che aveva tra i suoi discepoli il giovane Filippo Neri, ebbe la rivelazione di trasformare in chiesa la sala centrale delle terme di Diocleziano. Ciò non fu cosa facile.
La storia di Antonio Lo Duca la traiamo dalla Historia di Matteo Catalano. Sappiamo che il sacerdote di Cefalù potè realizzare il suo proposito di costruire la chiesa con la costanza eroica che gli veniva dalla fede nelle rivelazioni avute dalla santa amicizia con Filippo Neri e Ignazio di Loyola che lo assecondavano con la loro comprensione e il loro zelo. Con san Filippo Neri e le sue opere il Catalano rimane fortemente legato.
Filippo Neri
Filippo Neri, comincia la sua attività di sacerdote col colloquiare con giovani di diciassette-diciotto anni in una stanzetta che poi diverrà l’Oratorio e dove rimase vivo tra i primi giovani il ricordo di lui e dei suoi insegnamenti. Con molto affetto ogni giorno parlava ai giovani del disprezzo del mondo, della bellezza della virtù, dei premi dei buoni. L’Oratorio di san Gerolamo ampliato a causa di numerosi giovani accorsi per sentire il santo parlare, si chiamò così dal luogo di preghiera e di incontri spirituali; fu un’esperienza singolare perché priva di statuto ed elenchi di iscritti e con interventi liberi.
La struttura completa dell’oratorio è delineata dettagliatamente in antiche memorie fra cui l’autorevole saggio del Baronio, allievo di san Filippo Neri, De origine oratorii. L’esercizio quotidiano della parola di Dio, la quotidianità, la semplicità del discorrere di cose spirituali, ma soprattutto il parlare al cuore fu il metodo adottato da san Filippo Neri. Altro aspetto della figura di san Filippo Neri è l’essere considerato un grande spirituale e soprattutto un grande uomo caritatevole, con attività caritativa del tutto segreta e personale.
L’età di San Filippo Neri fu un tempo di riforma, anzi a Filippo gli sarà riconosciuto il titolo di Riformatore di Roma, da cui scaturisce la spiritualità Filippina.
–Matteo Catalano e il culto di Santa Maria dell’Odigitria a Roma e a Palazzolo Acreide (1ªparte), in: “Il Saggio. Mensile di cultura”, a. XXIII (settembre 2017), n.258



