
Salvatore Tranchina Rizzarelli e la cultura ottocentesca palazzolese
Consiglio un libro da leggere
Un testo molto importante che ho pubblicato e presentato a Palazzolo Acreide, nell’ottobre del 2024 è Poema in versi siciliani dell’ottocento palazzolese di Salvatore Tranchina Rizzarelli, Morrone editore. È stata una scoperta molto importante, quella di venire a conoscenza di un manoscritto dell’Ottocento che era custodito dai pronipoti di Salvatore Tranchina. Da una piccola parte dell’introduzione al libro spiego come è arrivato a me il testo manoscritto.
Questo lavoro nasce da uno di quei fortunati casi che, a volte, determinano gli avvenimenti. Un giorno ricevo una inaspettata telefonata dalla signorina Mària Tranchina, la quale mi informa di un suo problema riguardo un libro di poesie, un manoscritto in versi siciliani, scritto dal suo bisnonno, Salvatore Tranchina, sposato con Diega Rizzarelli. Mària, insieme alle sorelle Anna e Cettina e al fratello Paolo desideravano pubblicare le poesie del loro antenato. Ma è soprattutto Mària che sente fortemente il dovere della pubblicazione. Non sapendo ancora di cosa si trattasse decisi di intervistare i fratelli Tranchina per avere notizie relative alla famiglia e al manoscritto, visionarlo e decidere per la pubblicazione. Mi è stato consegnato il testo, un poema in versi siciliani, la cui prima poesia risale al 18 gennaio 1854.
Mària racconta che il manoscritto fu conservato da suo nonno, Luigi Tranchina, il quale lo affidò al figlio chiedendogli di pubblicarlo il prima possibile. Mària aveva un buon rapporto con i nonni e, quando tornava da scuola, andava a trovarli, in via Roma-Piazza Aldo Moro, per far loro un po’ di compagnia. Il nonno Luigi aveva piacere di leggere le poesie alla nipote e le diceva che avrebbe voluto pubblicarle. Il libro era ambito dai letterati del tempo, i quali, nei circoli culturali di allora lo leggevano e lo commentavano. Il nonno prestava il manoscritto che poi ritornava a casa. Un tentativo di trascriverlo e batterlo a macchina venne fatto dal figlio, lo zio di Mària, che purtroppo, per un male non sopravvisse.
Successivamente il testo fu affidato a lei con il compito di pubblicarlo. È passato più di un secolo e oggi per volontà dei fratelli Tranchina mi è stato affidato il compito della pubblicazione che ho accettato con piacere dopo aver visionato il testo.
Essendo un manoscritto in dialetto, si è resa indispensabile la trascrizione che ho realizzato rimanendo fedele al testo, sia nelle parole ormai non più usate, sia nell’uso degli accenti, usati in forma diversa rispetto all’uso comune. Ho cercato, inoltre, di aggiungere la trasposizione in italiano per renderlo comprensibile ai lettori dato che contiene espressioni in dialetto siciliano ormai in disuso. Infine ho creato un piccolo vocabolario siciliano-italiano riguardante termini estrapolati dal testo, per dare la possibilità a chi legge di capirne il significato.


