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Immenso. Poesie e satire di Antonio Padovano. Eboli

Immenso. Recensione di Luisa Santoro. Le poesie di Padovano  si presentano comprensibili, con una scrittura poetica assai chiara. Il modo di scrivere e di rappresentare la realtà coinvolge il lettore. E’ senza dubbio la storia in versi della scoperta della propria anima. Spesso si ritiene che la poesia dell’anima, raggiunga una profondità tale che il lettore non riesce a immergersi e a comprendere ciò che il poeta vuole esprime; invece le poesie di Padovano trasmettono una verità che diventa riflessione del proprio universo interiore, espressa in una forma eccellente: Alba sorgerà pura e radiosa /Nei suoi colori splendenti/Schiudendo orizzonti.

L’apparire non appartiene alla vita di Padovano che è avulso da quel mondo culturale inesistente, creato da università  famose del mondo che hanno guidato l’industria culturale con colossali libri insulsi, giornali falsi, che hanno fatto scempio del sapere, che per Padovano invece è luce e nutrimento dell’uomo.

Immenso. Dalle poesie traspare che Padovano non accetta quella vita corrotta dove ogni uomo è al servizio della doppiezza della slealtà e dell’ipocrisia più abietta. Infatti descrive la vita in “Orgia del sopruso” mettendo in risalto che spesso si ammaestrano i giovani con falso sapere, con libri stupidi e inutili che gli editori/ignoranti sfornano agli ordini di ricchi finanzieri per istupidire i popoli e assoggettarli.

Molte poesie dell’autore ci parlano di Dio e in questo tempo in cui viviamo di certezze che sono solo false e apparenti, il Padovano si rivela un cristiano schietto, sincero e vero, così come mi appare leggendo questi versi: anima meditabonda che vivi/in comunione con l’universo/nutrendoti di sapienza divina/che ravviva lo spirito e rimargina/le acute ferite che la vita infligge. E ancora Nell’unità è la molteplicità/e nella molteplicità è l’unità./Noi siamo in Dio, per Dio/e con Dio./In ogni attimo della nostra/esistenza il divino misterioso/vive agisce  e crea in ogni/Parte dell’universo infinito/e l’umanità collabora cosciente/ e instancabile alla creatività.

Mi piace concludere con le parole di Padre Federico Lombardi: viviamo in un mondo frenetico dove sono troppe le parole e sono per lo più superficiali e povere di significati. Essi perdono la loro ricchezza, il loro spessore, la loro capacità di evocazione. La parola invece è originariamente veicolo di comunicazione e incontro, di verità delle persone che si comunicano, di lettura di significati profondi della realtà e della vita. E quest’ultima frase si addice a Padovano là dove egli denuncia appunto le situazioni di schiavitù in cui i popoli si sono imbattuti: schiavitù del lavoro che li ha allontanati dal pensare: schiavitù della guerra, dei mass media, del denaro. Padovano esorta tutti dicendo:

Uomini di tutte le razze e di tutti i continenti

Alzate il capo e gridate ai quattro venti,

soffocando il tetro ululo dei mass media,

che il frutto del lavoro appartiene a chi lavora:

l’oro è solo un vile metallo e il bene più prezioso

di ogni popolo è la sua perizia e industria.

Solo così riuscirete a scuotervi di dosso

le catene dell’usura che vi solcano il collo,

e vi fanno insanguinare i polsi e le caviglie.

Immenso. Poesie e satire di Antonio Padovano, Centro Culturale studi storici-Eboli.

Recensione di Pina Branca

La raccolta di Poesie “Immenso” di Antonio Padovano è piacevole e affascina per la sua leggerezza, che nasconde una profondità di sentimenti insieme a ricordi nostalgici. Nella consapevolezza del destino ultimo dell’uomo traspare un velo di tristezza addolcito dalla speranza di un infinito “in cui naufragare”. Il tempo dell’uomo, essere sacro e divino, è posto tra presente e futuro in un’eternità che diviene “presente assoluto”. Nel silenzio, nella meditazione emerge l’istinto religioso in cui l’anima è spinta a scavare alla ricerca del divino, “radice dell’essere” e alla scoperta di se stessa. Tutto è sacro: la terra, lo stormir degli alberi, il riflesso dell’acqua e le stelle del firmamento.

Immenso. Consolazione, gioia e salvezza provengono all’uomo dalla conoscenza, dalla sapienza, dall’onestà e dalla creatività. Molti versi di Padovano ci mostrano l’animo del poeta l’aspetto più bello del suo essere uomo. In altri versi si evidenzia il contrasto con i principi, con le ideologie, con la religione, colla superstizione, col potere e colle mode, contro tutto ciò che atrofizza la “più preziosa facoltà dell’intelletto dell’uomo: il sacro”.

Il sacro che per il poeta coincide con la natura di cui l’uomo è parte con cui dovrebbe vivere liberamente, in un dinamismo dell’intelletto durante tutta la sua esistenza.

L’istinto religioso aleggia tra i versi di Padovano in cui l’anima è spinta a scavare alla ricerca del divino che scorge nella natura  e in se stesso quando è immerso nell’intimo dell’anima.

Si scopre un uomo assetato di eternità, alla ricerca del significato della vita, della meta ultima, desideroso di risolvere il mistero che lui chiama “arcano enigma”.

Altri versi del Padovano, così come i proverbi della Bibbia, dispensano consigli: di non affidarsi ai sensi ma all’intelletto, di non bramare l’oro e il possesso, perché l’usura divora la carne “di smettere le voglie, le manie d’odio e di vendetta”, che impediscono di scorgere il divino “nella bellezza del mondo visibile”.

Chiara la protesta contro ogni forma di potere che inganna opprime, calpesta e soffoca i più deboli della società, contro gli ambigui “istigatori” ritrovati al “servizio dei padroni”, nuovi tiranni di “sopruso e iniquità”, contro i mass media che alimentano la corruzione, schiavi anch’essi del potere. L’esaltazione dell’essere poeta conclude le idee di Padovano. La poesia è considerata qualcosa che proviene dal divino che è nell’uomo che crea una palpitazione dell’anima e suscita all’orecchio del poeta parole divine.

La chiarezza del linguaggio pone l’autore in contatto col lettore che viene spinto a leggere tutto d’un fiato i vari componimenti per poi ritornare a “riflettere”, perché si riconosce in essi e trova soddisfazione nel condividere il messaggio del poeta.

La raccolta si conclude con una lirica che è un’amara considerazione dei mali che opprimono il mondo d’oggi. È una denuncia dell’oppressione e dello sfruttamento dei popoli.

 

 

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